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Recensione: Baby Reindeer: L’abisso dell’ossessione nel capolavoro autobiografico di Richard Gadd

PUBLISHED ON 21 Luglio 2026 BY

a cura di Sir Flavio Iacones

Di Sir Flavio Iacones

  • Titolo originale: Baby Reindeer
  • Ideatore e Sceneggiatore: Richard Gadd
  • Regia: Weronika Tofilska, Josephine Bornebusch
  • Cast: Richard Gadd, Jessica Gunning, Nava Mau, Tom Goodman-Hill
  • Piattaforma: Netflix
  • Formato: Miniserie (7 episodi)
  • Voto: ★★★★★ (5/5)

La Trama in Breve

Donny Dunn (Richard Gadd) è un aspirante comico trentenne che sbarca il lunario lavorando come barista in un pub di Londra. Un giorno, spinto da un gesto di semplice gentilezza, offre una tazza di tè gratis a Martha (Jessica Gunning), una donna visibilmente vulnerabile e in lacrime. Quel piccolo atto innesca un’ossessione devastante: Martha inizia a perseguitarlo con centinaia di ore di messaggi vocali, decine di migliaia di email e una presenza soffocante nella sua vita reale. Ma la miniserie va ben oltre la classica storia di stalking, scavando nei traumi passati di Donny e mettendo a nudo la complicità psicologica che lega la vittima al suo carnefice.

La Critica: Oltre il thriller psicologico, un'autopsia del trauma

Disponibile su Netflix, Baby Reindeer è diventata in breve tempo un vero e proprio fenomeno culturale. Tratta dall'omonimo spettacolo teatrale da solista di Richard Gadd e basata sulle sue reali e traumatiche esperienze personali, la serie demolisce ogni cliché del genere home invasion o dello stalker-movie convenzionale.

L'ambiguità morale e le interpretazioni da premio

La vera forza di Baby Reindeer risiede nell'incredibile coraggio di Richard Gadd di mettersi a nudo senza cercare la simpatia o la beatificazione dello spettatore.

  • Richard Gadd (Donny): Interpreta se stesso rivivendo i propri incubi. Donny non è una vittima perfetta: è insicuro, affamato di conferme e profondamente segnato da un passato di abusi sessuali. La sua incapacità di porre un limite a Martha nasce da un bisogno malato di sentirsi notato e desiderato, creando un cortocircuito emotivo sconvolgente.
  • Jessica Gunning (Martha): Offre una delle migliori interpretazioni televisive degli ultimi anni. La sua Martha non è un mostro unidimensionale, ma una figura tragica, inquietante e al contempo patetica, capace di passare dalla dolcezza infantile alla furia cieca in una frazione di secondo.
                  [ DONNY DUNN ]
      (Bisogno di approvazione / Trauma represso)
                        |
                        |--  Gesto di gentilezza
                        v
                 [ MARTHA SCOTT ]
     (Erotomania / Ossessione compulsiva)
                        |
                        +---> TOSSICITÀ CODIPENDENTE


Struttura narrativa e regia

Gli episodi, diretti con un ritmo serrato da Weronika Tofilska e Josephine Bornebusch, usano in modo magistrale la voce fuori campo di Donny. I testi sgrammaticati delle email di Martha compaiono a schermo come un bombardamento sensoriale continuo, restituendo allo spettatore la stessa sensazione di soffocamento e ansia provata dal protagonista.

L'episodio 4, interamente dedicato al passato di Donny e al suo rapporto con un manipolativo produttore televisivo (interpretato da un agghiacciante Tom Goodman-Hill), rappresenta il punto di svolta drammatico della serie e una delle pagine di scrittura televisiva più crude e dolorose mai viste sul piccolo schermo.

Il Giudizio Editoriale

"Baby Reindeer è un'opera viscerale, coraggiosa e priva di filtri. Un racconto che rifiuta le manichee distinzioni tra buono e cattivo per esplorare le zone d'ombra della psiche umana."

Baby Reindeer non è una visione facile né consolatoria. È uno show che mette a disagio, che interroga lo spettatore sulla natura dell'empatia, del consenso e dell'auto-sabotaggio. La capacità di Gadd di trasformare una tragedia personale in un racconto universale sulla salute mentale rende questa miniserie un punto di riferimento imprescindibile per la serialità contemporanea.

Consigliato a chi:

  • Cerca un dramma psicologico profondo e fuori dagli schemi tradizionali.
  • Apprezza le storie autobiografiche coraggiose che affrontano temi complessi senza ipocrisie.
  • Vuole fruire di interpretazioni attoriali di altissimo livello.